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Non accade spesso che i movimenti sui mercati valutari attirino così grande attenzione come accaduto in queste ultime settimane. A tenere banco è l’eccessiva debolezza del dollaro che sta sollevando i timori di una possibile «guerra valutaria» in corso.
Da inizio anno la moneta americana ha perso il 3% nei confronti dell’euro. Sui 12 mesi il calo è decisamente più ampio e arriva al 20%. Di riflesso, l’euro è arrivato a toccare picchi che l’hanno portato ai massimi degli ultimi tre anni (1,25 dollari).
Le ricadute pesano soprattutto sul commercio e sull’export. A preoccupare non c’è soltanto la debolezza del biglietto verde. Un altro motivo di timore è dato dal nuovo atteggiamento americano in materia di protezionismo. Si tratta di una strategia che è ancora difficile da decifrare, certo è che le misure proposte finora dall’amministrazione Usa puntano più che altro a soddisfare le promesse fatte da Trump durante la campagna elettorale.
Per ora le proposte formulate sono piuttosto deboli e poco incisive. Ben più ampio sarebbe, invece, l’effetto di una «guerra commerciale» vera e propria condotta contro la Cina o contro la Corea del Sud, così come una significativa revisione del Nafta, l’accordo nordamericano per il libero scambio tra Usa, Canada e Messico (North American Free Trade Agreement).
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Più che l’impatto diretto, a condizionare i mercati – e di conseguenza le bollette – potrebbe essere l’aumento dell’incertezza. Le due facce della medaglia del caso cinese. Ne parla Giorgio Bensa, Direttore Investimenti Ersel Asset Management, al Quotidiano Nazionale.
Bilanci degli istituti ricchi di capitale in eccesso. E chi non lancia Opa punta così sulla crescita dei titoli. Pieno di utili per le banche, portafogli gonfi agli azionisti. Carlo De Vanna, Senior Fund Manager di Ersel Asset Management, ne parla a La Stampa.
Paolo Magri
Managing Director e President Advisory Board ISPI
Se il 2024 è stato un anno di profondi cambiamenti, alcuni attesi – come le elezioni europee e americane – e altri del tutto imprevisti, come il collasso del regime di Assad in Siria, il 2025 si annuncia come l’anno in cui i grandi attori mondiali saranno chiamati alla prova dei fatti. A trasformare insomma piani, promesse e ambizioni in azioni concrete.
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