"Non solo imprese, Torino adesso deve attrarre le società di risparmio gestito"

Intervista a Guido Giubergia, Amministratore Delegato e Presidente di Ersel

La Stampa - Torino, pag. 59 19-giu-2018

L'ad di Ersel: spazi e costi bassi, si può crescere

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Una ricerca dal titolo «Flussi e centri finanziari: una nuova geografia mondiale?» realizzata dalla professoressa Miriam Campanella dell'Università degli Studi di Torino e presentata ieri al Collegio Carlo Alberto spiega che le città che dispongono di un hinterland industriale sono avvantaggiate, rispetto a quelle che ne sono sprovviste, anche quando vogliono svilupparsi come città attrattive per la finanza.

Essere solo hub per finanza off shore, evidenzia il lavoro della fondazione Robert Triffin International, alla lunga non pagherebbe. Molto meglio attrarre un certo tipo di economia avendo alle spalle una solida rete di realtà industriali. Secondo Guido Giubergia, amministratore delegato di Ersel, società che si occupa di gestione di patrimoni, il discorso potrebbe valere anche se ribaltato: non è necessario che una città abbia una rete industriale forte ma, almeno in passato, l'abbia avuta. È il caso di Torino: capoluogo che può contare su un gran numero di strutture vuote che potrebbero essere concesse gratuitamente e città dove i costi sono nettamente più bassi che a Milano.

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Si immagina una Torino come città capace di attrarre società che si occupano di asset management?

 «Non vedo perché non potrebbe. Fino ad oggi lo si è detto senza far seguire fatti alle parole ma le potenzialità ci sono veramente tutte. Non stiamo parlando di farla diventare un centro finanziario del mercato, quelli nascono e si consolidano nel tempo, ma di attrarre società che occupandosi di asset management non hanno bisogno di essere in un luogo geografico ben preciso: basta che siano soddisfatte alcune caratteristiche utili alle loro attivita».

Del tipo?

 «Beh in primo luogo che la città non sia eccessivamente piccola, e Torino non lo è, poi che ci siano centri di formazione all'avanguardia, e Torino ha il Politecnico e l'Università degli Studi. Infine per attirare certi soggetti bisogna garantire condizioni allettanti».

E Torino ha le carte in regola?

«Sì, ci sono moltissimi uffici e spazi non utilizzati che potrebbero essere concessi a prezzi molto vantaggiosi se non persino gratuitamente. In più il costo della vita e il costo del lavoro è più basso rispetto a quello di una città come Milano. Anche questo è un incentivo notevole per portare qui società grandi che vogliono spazi per lavorare. Se attraggo questo tipo di realtà finisco per creare un grande indotto che aiuta sia il mercato immobiliare che quello lavorativo. Porterebbe, a sua volta, anche a migliorare i collegamenti e a potenziare l'aeroporto»