Dal 1984 a oggi: i "veterani" che non passano mai di moda

Intervista ad Andrea Nascé, direttore international business Gruppo Ersel e gestore di Fondersel

We Wealth, pag 26-27 12-set-2018

Sono ancora in attività una pattuglia di casse d’investimento istituite all’indomani della legge che ha introdotto i fondi comuni in Italia. A distanza di trent'anni vediamo come hanno reso e quali scenari di mercato hanno attraversato.

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Sono passati poco più di 30 anni da quando in Italia con la legge 77 del 23 marzo 1983 veniva introdotta la possibilità di istituire fondi comuni di investimento

Sono gli albori di una gestione patrimoniale che a metà di quest'anno ha raccolto a livello globale quasi 100 miliardi di euro.
Assogestioni certifica oggi in Italia la presenza di oltre 5000 fondi tra Sicav, fondi aperti e fondi pensione. Ma quanti di questi possono dire di aver visto nascere il mercato dell'intermediazione finanziaria in Italia?
I fondi comuni di investimento sì diffondono in Italia a metà degli anni '80 con lo scopo di agevolare i risparmiatori che pur volendo operare sui mercati obbligazionari e azionari, non siano nelle condizioni economiche adatte per farlo. Dalla loro nascita assumono un'importanza crescente benché a oggi rappresentino ancora una quota modesta delle attività finanziarie dei risparmiatori italiani.
Abbiamo provato a cercare i fondi italiani veterani, quelli che dalla data di lancio ancora raccolgono i risparmi e la fiducia degli italiani. E con loro, abbiamo provato a ricostruire una storia italiana tutt'altro che lineare. […]

 

"I mercati hanno avuto, soprattutto in Europa, un andamento oscillatorio tra la fine degli anni '90 e oggi"

Così il gestore di Fondersel, Andrea Nascè, commenta lo scenario nel quale la nascita dei fondi comuni in Italia si inserisce. “Un ottovolante caratterizzato da fasi molto sfavorevoli e molte altre invece più positive". Fondersel, il fondo di Ersel, nasce nell'agosto del 1984 e gestisce ad oggi un patrimonio di circa 160 milioni di euro. "Ersel è stata la prima società di gestione in Italia iscritta all'albo di gestione e lo è tuttora. Nell'estate del 1984 partiva Fondersel e da allora la politica degli investimenti ha sicuramente subito un'evoluzione importante. Nei primi anni della sua vita il fondo si è occupato prevalentemente di asset italiani. La storia è andata poi evolvendo verso un portafoglio che oggi è totalmente internazionale". Da allora il rendimento annuo, al netto delle fee per il sottoscrittore è del 7,55% (dati al 10 luglio 2018). Nel 2017 ha reso il 3,29% e da inizio 2018 si trova sostanzialmente in pari, perdendo a luglio lo 0,07%.
Nei primi anni, i fondi bilanciati la fecero da padroni: in poco tempo andarono a coprire un terzo del mercato dei fondi in termini di patrimonio complessivo. "Per le neonate società di gestione il bilanciato rappresentava il punto di partenza con cui cominciare un dialogo con i clienti, in grado di mettere assieme le caratteristiche di crescita degli investimenti azionari con le caratteristiche difensive offerte dalle obbligazioni. Il timing del lancio poi fu molto fortunato: coincise con un periodo di entusiasmo sui mercati. Per i primi sottoscrittori di questo strumenti - prosegue Nascè - il capitale raddoppiò in fretta. Del 7,55% medio annuo di Fondersel, la fase iniziale ebbe un effetto sicuramente positivo e così per tutti i primi fondi nati in Italia, Poi seguì il crollo del 1987: tutti ne patirono le conseguenze".
L'effetto del lunedì nero si propagò continente per continente fino ad arrivare agli acerbi fondi italiani. "Ci furono per un periodo poche gioie e molti dolori, anche legati alle vicende politiche italiane. Molti fondi solo gradualmente si internazionalizzarono e passarono, subendo, attraverso fasi in cui l'Italia ebbe senz'altro difficoltà. A metà degli anni '90 vi furono poi nuove fasi di entusiasmo con le privatizzazioni bancarie".

La Grande Recessione

"Se parliamo invece del 2008 il colpo l'abbiamo accusato. Rispetto agli investimenti azionari più a rischio c'è stato un effetto positivo di diversificazione legato a un portafoglio più ricco con più colonne portanti. Ma la perdita è stata significativa".
Proprio con l'internalizzazione infatti molti dei fondi storici troveranno la strada per superare i grandi ostacoli degli anni 2000. "La linea di sviluppo più distintiva che accomuna molti dei gestori italiani è quella di un processo di diversificazione geografica, sia nell'azionario che nell'obbligazionario. Il rigido schema equity - bond nel tempo è stato sostituito da un menu più articolato che è andato a comprendere l'esposizione in asset reali, comete commodities prima e le strategie alternative poi".
"Ciò che caratterizza nel bene e nel male i tempi più recenti è riconoscere poco valore alla componente obbligazionaria e più a quella alternative. La virtù principale di questi fondi multi-asset è che costituiscono un one stop shop per il risparmiatore, dando la possibilità a chi ha pochi denari da investire, di trovare a un costo ragionevole la diversificazione del proprio portafoglio. […]
Un recente studio Morningstar dice che negli ultimi 10 anni, i fondi di investimento hanno reso in media il 5,79% annuo. Ma a maggio si è interrotto il ciclo di 16 mesi di raccolta positiva consecutiva, che è calata di oltre 20 miliardi. Dopo 30 anni di ottovolante, i fondi italiani vedono nuovamente una significativa battuta d'arresto: non resta che aspettare a vedere come si concluderà il 2018.